Spilliamo Cultura – E’ così facile giudicare gli altri guardandoli?

Good evening readers cari,
ben ritrovati ad un nuovo appuntamento con Spilliamo cultura! Di cosa parliamo oggi? Sarà un altro argomento tosto, perché parliamo del razzismo – quella discriminazione sottile che anche nella vita di tutti i giorni troviamo-.

Se avete suggerimenti in merito alla tematica sentitevi liberi di commentare, potremmo fare un nuovissimo aggiornamento per la tematica!

Il razzismo, di fondo, sembra essere una semplice forma di odio nei confronti di chi o che cosa è diverso, per cui ogni differenza viene considerata come dannosa e il male più brutto. La vita di ogni giorno, però, ci insegna come le diversità siano un valore aggiunto alla nostra esistenza.
Oggi a differenza del passato riconoscere le forme di razzismo è divenuto qualcosa di estremamente difficile, poiché viene coperto dal sarcasmo e dall’ironia. Dire semplicemente “tu non sei fatto per niente in questo mondo, la tua pelle non ti permette di stare qui” potrebbe essere visto anche come una forma di discriminazione, ciò non è di certo accettabile nel 21esimo secolo. Proprio no!
Forse dovremmo imparare a calibrare sguardi e parole, perché in questa esistenza tutto può ferire e escludere gli altri.

Serie tv:

American Crime

A causa di un’aggressione accaduta in casa di un veterano di guerra, dove lui ha perso la vita e sua moglie è stata ferita gravemente, la città di Modesto, in California è in preda al terrore. La paura di questa piccola comunità cresce ancora di più quando si scopre che l’aggressione è frutto di un delitto razziale. Mentre le loro famiglie e la stampa si raccolgono all’unica superstite per scoprire la verità su questo caso di omicidio razziale.

Dove condurranno le indagini di questo crimine?
La storia mi ha ispirato subito sia per il fattore crime sia per la forte tematica al suo interno, morire per via del colore della pelle è un qualcosa all’ordine del giorno negli Stati Uniti e mi continuo a chiedere come si supererà tutto ciò…

Se lo avete visto, fatemi sapere come è e che voto gli date da uno a cinque!

When They See Us

La serie documenta il noto caso della jogger di Central Park del 1989 in cui una runner fu aggredita a Central Park, New York City. In seguito all’accaduto cinque giovani, di cui quattro neri e uno ispanico, furono condannati per il reato, anche se mancavano le prove della loro colpevolezza e poi scagionati in seguito alla confessione del vero colpevole, nel 2002.

Ammetto di non aver mai visto questa serie, ma mi colpiscono sempre questi casi un po’ enigmatici dove le persone sono mosse dai pregiudizi e alla fine si scopre che il colpevole è parte della cosiddetta comunità “pura”. Fatemi sapere nei commenti se ci ho azzeccato con la mia ipotesi !

Dear White People, razzismo al college

Dear White People è una commedia, basata su un film omonimo, che racconta la vita di un gruppo di ragazzi in un’università prestigiosa in cui i bianchi sono la maggioranza e non mancano le tensioni razziali. Il titolo della serie è legato a un programma della radio del college, condotto da Samantha (Logan Browning), in cui la ragazza espone in modo satirico e provocatorio quelli che sono i privilegi dei bianchi.

La situazione degenera quando nel corso di una festa, un ragazzo afro-americano, colpevole solo di avere la pelle più scura, si ritrova con la pistola di un poliziotto in faccia, senza avere alcuna colpa. La serie è ambientata ai nostri giorni e vuole ricordare come il razzismo non solo è ancora presente e non discrimina in base al censo.

Ho visto il trailer su Netflix e mi ha colpito tantissimo, ho aspettando il fine settimana per godermelo tutto e poter scoprire se la psicologia dei personaggi ideata dagli showrunner sarà qualcosa di poco visto e unico oppure una grandissima gaffe!
Lo conoscevate? Vi piace e/o vi ispira? Ditemi la vostra guys!

Books:

Harper Lee, il buio oltre la siepe


I protagonisti sono due fratelli bianchi, Scout e Jem Finch, orfani di madre e figli di un avvocato. La tranquillità estiva della città in cui vivono viene interrotta da uno scandalo: Tom Robinson, uomo di colore, è accusato di aver violentato una ragazza bianca. I due ragazzi, assistendo al processo, capiscono immediatamente che l’innocenza dell’uomo non sarebbe mai venuta a galla. Anche se giovani, fratello e sorella si rendono conto che l’unica colpevolezza di Robinson è avere la pelle scura, quindi approfondiscono le indagini e scoprono che l’aggressore della ragazza non è altri che suo padre, il quale cercherà di ucciderli.


Harper Lee con un modo originale è riuscita a dimostrare l’evidente disumanità del razzismo, desvcrivendolo attraverso gli occhi dei suoi protagonisti che, in quanto giovani e ingenui, rappresentavano la bocca della verità. Nelle loro menti ancora pure viene a galla l’evidente colpa di “essere nero” del povero condannato, una storia importante e profonda che rapisce il lettore e vi fa patire le pene dell’inferno perché vi sentirete inutile e senza alcun potere per aiutare l’uomo.

Alex Haley, Radici

L’autore ripercorre tra queste pagine la storia della sua famiglia, risalendo fino a Kunta Kinte, l’antenato venuto al mondo in Gambia nel 1750. Era una ragazzo immerso nella vita e nelle tradizioni del suo villaggio e aveva 16 anni quando si addentrò nel folto della foresta per non tornare più, inghiottito dalle tenebre dello schiavismo.
Condotto in America, Kunta Kinte non si abituò mai alla sua nuova vita e tentò spesso di fuggire. Condivise i ricordi della sua terra natale con la figlia Kizzy, la quale fu presto venduta all’asta per aver aiutato un amico a scappare. Il suo nuovo padrone bianco abusò di lei, lasciandola gravida e ricoprendola di umiliazione. Per il figlio George e il nipote Tom la situazione migliorò: nel frattempo si era conclusa la guerra civile e loro erano stati emancipati.

Storia prorompente che ti porterà a riflettere senza patteggiare per alcuna persona, anzi lo stile vi farà sentire come dei giudici di vita. Giudicate bene allora, non fatevi prendere dalle emozioni.

Isabel Allende, L’isola sotto il mare

L’isola sotto il mare è un romanzo della cilena Isabel Allende che, muovendo i fili della protagonista Zarité, decise di trattare il tema della schiavitù non solo come condizione riservata alle persone di colore, ma anche come penitenza per i padroni bianchi. La loro è una prigionia interiore, vissuta all’interno di una cella edificata dalle loro stesse mani, guidate dalla smania di dominare e manipolare gli altri. La protagonista del romanzo, soprannominata Teté, lavora per Toulouse Valmorain, un uomo che possiede varie piantagioni, anche se la sua attrazione nei confronti della giovanissima schiava lo convince a metterla al servizio della moglie. La donna, delirante dopo il parto, morirà ponendo fine ad una lunga agonia alla quale solo la fedele Teté ha potuto assistere. Sarà proprio lei a prendersi cura del neonato Maurice e della figlia Rosette, frutto degli abusi del padrone.

Movies:

12 anni schiavo


Stati Uniti, negli anni che hanno preceduto la guerra civile americana, Solomon Northup, un nero nato libero nel nord dello stato di New York, viene rapito e venduto come schiavo. Misurandosi tutti i giorni con la più feroce crudeltà (impersonificata dal perfido mercante di schiavi interpretato da Michael Fassbender) ma anche con gesti di inaspettata gentilezza, Solomon si sforza di sopravvivere senza perdere la sua dignità. Nel dodicesimo anno della sua odissea, l’incontro con un abolizionista canadese cambierà per sempre la sua vita.

E’ un film che vi strapperà dalle vostre esistenze, mettendovi un masso di consapevolezze sulle spalle e scena dopo scena quel peso sarà sempre più grande fino a straziarvi l’idea del razzismo. L’ho trovato così forte e unico, in grado di raccontare come le differenze siano così facili da giudicare ma così difficili da accettare per alcuni.

The hate u give

Starr si muove tra due mondi: abita in un quartiere di colore dove imperversano le gang ma frequenta una scuola prestigiosa, soprattutto per volere della madre, determinata a costruire un futuro migliore per i suoi figli. Vive quasi una doppia vita, a metà tra gli amici di infanzia e i nuovi compagni. Questo fragile equilibrio va in frantumi quando Starr assiste all’uccisione di Khalil, il suo migliore amico, per mano della polizia. Ed era disarmato.

Il caso conquista le prime pagine dei giornali. Quando appare chiaro che la polizia non ha alcun interesse a chiarire l’episodio, la protesta scende in strada e il quartiere di Starr si trasforma in teatro di guerriglia. C’è una cosa che tutti vogliono sapere: cos’è successo davvero quella notte? Ma l’unica che possa dare una risposta è Starr.

Quello che dirà – o non dirà – può distruggere la sua comunità. Può mettere in pericolo la sua stessa vita, ma non desisterà.

Ho amato questo film, la sua forza e la giustizia che guida la protagonista mi ha colpito, lei ha sicuramente fatto tutto ciò che avrei fatto anche io. Perché quando hai dei valori così forti, nulla ti smuoverà dalla tua strada; oltre a ciò ho apprezzato la fedele riproduzione della realtà americana tutt’oggi dove il ceto e il colore della pelle condizionano tutta l’esistenza delle persone.

Race

Chi di voi non conosce Jessie Owens, il ragazzo di colore che vinse quattro ori alle Olimpiadi di Berlino del 1936, proprio sotto gli occhi di quel Führer che declamava la superiorità (anche fisica) degli ariani rispetto alle altre “razze”? Ed ecco il film sulla sua vita, naturalmente sorprendente, come se fosse vissuta unicamente per poi diventare un film. Ma non c’è solo lui -pur trattandosi, di fatto, di un biopic– bensì anche molte considerazioni e complicazioni sui rapporti tra gli Stati Uniti e quella Germania, come il dibattito sulla possibilità di boicottare i Giochi, o il modo in cui erano stati esclusi gli atleti ebrei dalla squadra USA. Attenzione al gioco di parole nel tittolo, in cui ‘race’ ha contemporaneamente il significato di ‘razza’ e di ‘gara’.

Non conoscevo bene questo personaggio eppure dopo questo film ho sviluppato una certa consapevolezza della realtà sportiva, azzeccato in tutto e l’attenzione non calerà mai. Va visto!

Vi sono piaciuti i nostri consigli? Ne avete altri?
Fateci sapere nei commenti e magari faremo un nuovo articolo di aggiornamento sulla tematica!

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Le vostre Sara e Clara!

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