-Parole scritte- “ Lucid Dream. Un’evocazione dei ricordi attraverso i sogni.”

 Buonasera a tutti! 

Eccoci qui con un nuovo appuntamento delle rubrica Parole scritte, come sempre trattiamo qualcosa di inusuale e magari con una tematica forte!

 

           “Il vostro meglio, non è il vostro meglio finché non riuscite a trovarlo!”

 

Dae-Ho, un giornalista investigativo, cerca di rintracciare il luogo in cui suo figlio è stato rapito tre anni fa. Con l’aiuto di un detective e una psichiatra, ripercorre la sua memoria dell’incidente attraverso l’uso di tecniche di “sogno lucido”, imparando finalmente a viaggiare nei sogni degli altri.

 

■Kim Joon-sung: il regista.
■Kim Kang-hoon: Min-Woo, il bambino.
■Go-Soo: Choi Dae-Ho, il Reporter.
■Sol Kyung-Gu: Song Bang-Sub, il detective.

 

Go Soo guadagnò 10 kg, e in seguito perse più di 18 kg, al fine di ritrarre fisicamente lo stato del suo personaggio prima e dopo aver perso suo figlio. Un curioso ibrido tra sci-fi onirica e thriller poliziesco che trova nelle variegate influenze una sua distinta personalità.

E’ interessante la gestione del passaggio tra i due mondi (quello dei sogni e quello reale), messa in campo dal regista esordiente Kim Joon-sung, capace di mantenere anche all’interno dei passaggi più “fantastici” una plausibile aura di verosimiglianza, permettendo alla tensione di non venir mai meno nei cento minuti di visione.

   “Nessuno dovrebbe sopravvivere ai propri figli”: è su questa citazione tratto dal detto persiano che si basa l’intero nucleo narrativo di Lucid dream, con la lotta disperata di un padre pronto a tutto pur di scoprire quanto accaduto al figlio, e l’intensità melodrammatica è ben risaltata in più occasioni.


Choi Dae-Ho, un padre affettuoso e dolce, che cresce da solo il suo bambino. Un rapporto molto unito, che però presto una scomparsa senza preavviso spazzerà via tutto.

Min-Woo, un bambino tenero e gentile, che ama moltissimo il padre, unico suo genitore.
Una mattina decisero di andare al Luna Park e di giocare alle giostre e divertirsi assieme, però il divertimento finì prima del previsto, col rapimento del suo piccolo Min-Woo. L’uomo, dopo essersi accorto della scomparsa di suo figlio, cade a terra e perde conoscenza.

Poco prima di svenire l’uomo riesce a vedere una forma umana che porta via il suo bambino per la mano, ma ormai con la vista sfocata, non riesce a raccoglierne i dettagli.
Il rapimento viene classificato come irrisolto.


Tre anni dopo.
Il bambino risultava ancora scomparso. Choi però non si dà per vinto e continua a cercare il suo bambino, con la certezza che sia ancora vivo. Non venne mai chiesto alcun riscatto dal rapinatore, e ciò fece barcollare ancora di più il padre e la polizia.

 

Il film si basa sull’utilizzo del sogno REM, in cui il cervello è 30 volte più attivo del normale; talvolta in grado di ricordare cose finite nell’oblio.

La storia attrae lo spettatore, incollandolo davanti allo schermo in ogni istante di suspense. Attori all’altezza dei loro ruoli rendono le vicende più carismatiche di quanto si possa immaginare, i sentimenti traspaiono dalle immagini lanciandole direttamente sullo spettatore. Un buon film, più profondo di molti altri.

 

 

La vostra Sara

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